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5 donne che hanno cambiato la storia della moda (e la nostra)

Donne Moda Sostenibile

 

In occasione della Giornata internazionale della donna abbiamo deciso di raccontarti le storie di 5 donne che stanno rivoluzionando il mondo della moda e sono state per noi di grande ispirazione.

La testimonianza di ognuna di loro ha suscitato in noi la voglia di prendere parte al cambiamento e creare una realtà a basso impatto ambientale: è così che è nata Feeling Felt.

 

Ellen Mac-Arthur Economia circolare

Dame Ellen MacArthur è nota ai più per la sua carriera da velista. Ellen ha infatti avuto fin da piccola una passione per la barca a vela che l’ha portata prima a farne il suo lavoro e poi nel 2005 a battere il record per il viaggio più veloce di circumnavigazione del mondo in solitaria (sì in solitaria, sì il mondo... pazzesco vero?!).

 “Da bambini, ogni cosa è possibile. La sfida, molto spesso, è continuare a crederlo una volta cresciuti.”

Questa impresa non le è solo valsa uno dei titoli più prestigiosi “Dame Commander of the Order of the British Empire (DBE)” ma le avrebbe anche cambiato la vita. Come lei stessa racconta, essere da soli in mezzo al mare non è sempre facile, sei tu, la tua barca e ciò che hai portato con te: FINE. Ed è proprio questo concetto di finito che comincia a far ragionare Ellen sul fatto che:

“La nostra economia non è tanto diversa dalla barca, visto che abbiamo un mondo con risorse limitate.”

Così comincia a studiare l'economia globale e crea la Ellen Mc Arthur Foundation con lo scopo di aiutare e supportare aziende, istituzioni e governi nella transizione da economia lineare a economia circolare. Dimostra attraverso studi, ricerche e pubblicazioni il guadagno che le aziende avrebbero ottenuto adottando la circolarità.

Quello che più ha rivoluzionato la nostra percezione delle cose è però il ruolo che Ellen dà ai designer:

Il design è il cuore dell’economia circolare. Quando si progetta un prodotto oggi, in quanti pensano prima di tutto a come renderlo riparabile, ricondizionabile, riutilizzabile? Innovazione, creatività e scienze dei materiali sono le discipline che hanno maggiore voce in capitolo per cambiare il sistema.”

Cambiando e plasmando per sempre il nostro modo di disegnare, concepire e pensare i nostri prodotti.

Orsola fashion revolution e upcycling

“Il modo in cui produco le mie collezioni è stata la mia principale preoccupazione creativa da quando ho iniziato nel 1997.”

Era il 1997, il termine fast fashion era stato coniato dal New York Times solo 8 anni prima e stava cominciando la sua veloce espansione e Orsola De Castro creava il brand From Somewhere, marchio pioniere dell’upcycling che realizzava vestiti partendo da pezzi usati o rimanenze di magazzino (e noi andavamo alle elementari o aspettavamo di nascere).
Da allora l’impegno di Orsola per rivoluzionare questo settore non si è mai fermato. Nel 2006 è stata cofondatrice di Estethica, iniziativa volta a portare sulle passerelle della London Fashion Week designers che rispettassero standard etici e sostenibili.

“La moda "eco" nasce dal design, una scelta di intrecciare soluzioni sostenibili (che siano l'artigianato locale, il fatto a mano, la produzione locale, i materiali sostenibili o l'upcycling) come parte integrante, del processo creativo.”

Nel 2013 il disastro del Rana Plaza porta Orsola De Castro a fondare con Carry Somers il movimento Fashion Revolution, oggi attivo a livello globale, con l’obiettivo di creare un’industria della moda che rispetti le persone, l’ambiente, la creatività e il profitto in eguale misura.

“Fashion Revolution verte sul costruire un futuro nel quale incidenti del genere non succedano mai più. Noi crediamo che conoscere chi fa i nostri vestiti sia il primo passo per trasformare l’industria della moda. Sapere chi fa i nostri vestiti richiede trasparenza, e questo implica apertura, onestà, comunicazione e responsabilità. Riconnettere i legami rotti e celebrare la relazione tra clienti e le persone che producono i nostri vestiti, scarpe, accessori e gioielli – tutto quello che chiamiamo fashion.”

La rivoluzione gentile di Orsola ci ha permesso di cogliere l’urgenza di cambiare le cose mettendoci in gioco in prima persona nella produzione e rendendoci portavoce di un’idea di moda che sia prima di tutto rispetto e consapevolezza.

 

Livia Firth moda sostenibile

 

Il nome non ti dice nulla? Questo perchè è conosciuta ai più come Livia Firth (sì, è l’ex moglie di Colin Firth). Livia Giuggioli nasce a Roma e inizia la sua carriera nel mondo del cinema come produttrice.

Nel 2008 parte per un viaggio in Bangladesh come ambasciatrice di Oxfam, l’organizzazione internazionale che si dedica a ridurre la povertà nel mondo.

“Mi hanno portato a visitare una fabbrica di vestiti, una di quelle considerate di buon livello per come venivano trattati i dipendenti. All’ingresso c’era una guardia armata di fucile e all’interno migliaia e migliaia di donne a capo chino per 12-14 ore, le sbarre alle finestre, il caldo insopportabile.”

Lavoravano per quattordici ore al giorno con l’obbligo di produrre dai 100 ai 150 pezzi all’ora (e una sola pausa per andare in bagno). Nessuna tutela. Se si ammalavano non venivano pagate, se si facevano male sul posto di lavoro non venivano risarcite. Venivano licenziate.
È vedendo le loro condizioni che Livia ha deciso che doveva fare qualcosa.

“Una volta che lo vedi, non puoi più fare finta di niente e ignorare quello che c’è dietro alla maglietta che ti è costata qualche euro.”

Nel 2009, insieme al fratello Nicola Giuggioli, fonda Eco-Age, una società di consulenza che aiuta le aziende a ridurre il loro impatto sulle persone e sul pianeta, focalizzata sulla transizione sostenibile del sistema moda.

“Non saremmo qui a parlare di moda sostenibile, se non esistesse il fast fashion. Fino a 30 anni fa compravamo e consumavamo in modo diverso, oggi tutto è usa e getta, con ripercussione sull’ambiente e sulle persone che creano questi prodotti: i vestiti vengono confezionati da persone che vivono come schiavi.”

Nel maggio 2015 viene presentato in anteprima al Festival di Cannes “True Cost”: un film documentario che racconta il lato oscuro del Fast Fashion, prodotto da Livia Giuggioli e diretto dal regista Andrew Morgan. Tratta i diversi aspetti dell'industria della moda, sia a livello sociale come le condizioni dei lavoratori che ambientale come l’inquinamento.

“Bisognerebbe smettere di trattare la moda come usa e getta, purtroppo oggi non esiste più il senso di comprare poco e investire in capi che durano nel tempo.”

È stato proprio dopo aver visto questo documentario che abbiamo deciso che l’intera filiera di Feeling Felt sarebbe stata etica dall’inizio alla fine, in ogni fase del processo, in ogni nostra scelta e azione.

Emma Watson Moda etica e sostenibile

"Magari starete pensando: che vuole questa tipa di Harry Potter? E che cosa ci fa sul palco dell’ONU? Una buona domanda. Me la sono fatta anch’io. Non so se ho le qualifiche per essere qui. Tutto quello che so è che mi importa di questo problema e che voglio far sì che le cose migliorino.”

È così che nel 2014 Emma Watson smette di essere ai nostri occhi Hermione Granger e scopriamo il suo lato di ambasciatrice dei diritti delle donne. Da quel momento le campagne di cui Emma si fa portavoce sono davvero innumerevoli, sempre al fianco non solo delle donne ma anche della sostenibilità nella moda. Comincia ad informarsi e a scegliere i brand che indossa con sempre più consapevolezza, tanto da aprire nel 2017 il profilo instagram @the_press_tour dove condivide i suoi outfit e la loro sostenibilità ed eticità.

"Spesso mi viene chiesto non cosa indosso, ma chi, perché nella moda l'idea che sta dietro ai vestiti - l'etichetta, lo stilista, la collezione - ha più significato dell'indumento stesso. Tuttavia c'è una storia più grande da raccontare sulle condizioni in cui vengono realizzati i nostri vestiti. Riguarda anche le risorse utilizzate e l'impatto che hanno sulle comunità."

Nel 2020 entra a fare parte del board di Kering - colosso della moda di cui fanno parte brand come Gucci e Balenciaga tra altri - e sarà a capo del comitato per la sostenibilità.

“In questo momento storico senza precedenti, siamo chiamati a prendere decisioni e a fare scelte importanti su come reinventare e riconfigurare in maniera positiva ciò che facciamo e come lo facciamo. È molto emozionante pensare che abbiamo questa opportunità di agire apportando un cambiamento.”

Emma Watson è stata per noi fonte di ispirazione, dandoci la consapevolezza che ogni nostra scelta come persone, come designer, come produttore e come consumatore può avere un grande impatto nel mondo.

“Abbiamo così tanto potere di cambiare il mondo semplicemente stando attenti a ciò che compriamo.”

Alison Teal Riciclo Plastica

Alison Teal è stata definita dal Time la versione femminile di Indiana Jones e ha un’infanzia davvero incredibile (e invidiabile!). Figlia di due fotografi e naturalisti per magazine come National Geographic e brand come Patagonia, vive immersa nella natura in viaggio tra elefanti e scalate sull’Everest. Ma il suo sogno era un altro:

“Così, dopo la laurea, sono partita come una 'Indiana Jones' per condividere i miti, i misteri, le leggende e le storie, per tramandare queste culture alla nostra generazione futura.”

Diventa così una documentarista creando una propria serie “Alison’s Adventures”. La sua vita però è destinata a cambiare dopo che riceve una chiamata da Discovery Channel per partecipare a un reality, ma non uno qualsiasi:

“È il programma di sopravvivenza più impegnativo nella storia della TV. Mettono un uomo e una donna che non si sono mai incontrati, in uno degli ambienti più difficili della Terra per quasi un mese senza niente. Fa molto Adamo ed Eva!”

Decide di partecipare per mettere in campo tutte le skills di sopravvivenza imparate nella sua vita, ma le cose non vanno proprio come si immaginava:

“Quando ero lì sull'isola, nel mezzo delle Maldive nell'Oceano Indiano, stavo morendo di fame perché tutto quello che potevo trovare era plastica.”

È proprio quello che trova che cambierà la sua e la nostra percezione del problema della plastica. Quell’esperienza la porterà a girare un film sull’inquinamento della plastica negli oceani e la renderà una delle più grandi attiviste su questo tema.

Quanto a noi, è stato grazie alla sua testimonianza che abbiamo cominciato a prendere coscienza di un problema che sta distruggendo il nostro mondo, portandoci a vivere più consapevolmente e a creare una collezione di prodotti dedicata al riciclo della plastica.

"Se viaggi con un obiettivo e ti svegli ogni giorno con lo scopo di avere un impatto, è questo che crea la felicità."